Il tema dell’immigrazione al tempo della Sea Watch

 

I fatti di questi giorni mi spingono a fare qualche breve riflessione sulla questione delicatissima dei migranti e su quella, ad essa collegata, della tremenda situazione libica. Sulla Libia voglio solo sottolineare che la favola del “porto sicuro” di Salvini, ripresa purtroppo spesso anche da Toninelli, ormai è stata sconfessata sotto gli occhi di tutti. La Libia non è mai stata sicura e la sedicente Guardia Costiera di Tripoli serviva non certo a salvare le persone, considerando l’aumento dei morti in mare, ma solo a riportare poveri disperati nei lager libici. E’ chiaro come la colpa di questa fallimentare e disumana gestione dei migranti provenienti dalla Libia sia da attribuire soprattutto ad un Ministro dell’Interno che sta ovunque tranne che al Viminale, senza contare il suo totale disprezzo dei diritti umani, sacrificabili per lui alla sua becera propaganda. A questo proposito mi permetto di segnalare il pamphlet di Pippo Civati ed Andrea Maestri, Voi sapete, dove viene disvelata in tutto il suo orrore l’atroce realtà dei lager libici.

Sul tema migranti certamente l’Europa ha profondi limiti e gravi responsabilità sulla gestione dei flussi migratori, perché ci ha spesso lasciati soli ad occuparcene, però, è altrettanto innegabile, a mio avviso, che la politica scellerata del Ministro dell’Interno ha ulteriormente peggiorato la situazione. In primo luogo perché il suo scopo principale non è risolvere i problemi, ma lucrare su di essi per alimentare il suo consenso, usandoli spesso come arma di distrazione di massa. Ne è una prova il fatto che su 7 incontri svoltisi in Europa tra i ministri dell’Interno degli Stati UE lui sia mancato a ben 6 di essi, preferendo andare in giro a lamentarsi delle istituzioni europee senza far nulla per trovare soluzioni. D’altronde Salvini non ha mai saputo cosa siano lavoro ed impegno: quando era eurodeputato a Bruxelles, dove avrebbe dovuto svolgere la funzione per cui noi cittadini l’abbiamo profumatamente pagato, sapevano a stento che faccia avesse, in quanto non si presentava quasi mai, preferendo andarsene in giro ad avvelenare il clima con la sua propaganda di odio ed intolleranza.

Il Ministro dell’Interno ha quindi peggiorato la situazione non solo per il suo disimpegno, evidenziato poc’anzi, ma anche per quel decreto scellerato che risponde al nome di decreto Sicurezza, il quale, smantellando di fatto il Sistema Sprar e aumentando considerevolmente la sacca degli irregolari, oltre che facendo perdere lavoro a molte persone che lavoravano nell’indotto dell’accoglienza, ha generato solo ancora più incertezza ed insicurezza, in un circolo vizioso alimentato scientemente dalla Lega. A tal proposito segnalo un altro testo, Il capitale disumano, sempre di Andrea Maestri e Civati, nel quale sono messi in evidenza tutti gli errori del pessimo decreto Salvini.

Per terminare questo fosco quadro delle politiche salviniane sul tema dell’immigrazione non posso poi esimermi dal citare la vergognosa campagna persecutoria e diffamatoria messa in piedi contro le Ong, colpevoli del reato di umanità, probabilmente per i leghisti il più grave di tutti. Mi sembra assurdo che si possa essere criminalizzati per aver salvato delle vite come se esistesse il reato di solidarietà.
Prendo a paradigma il caso della Sea Watch, ma solo perché è l’ultima in ordine di tempo, dato che esempi di navi bloccate per giorni in mare con il loro carico di disperati solo per assecondare la bieca propaganda salviniana ne abbiamo avuti diversi nell’ultimo anno. Adesso io capisco perfettamente l’esigenza di ottenere ascolto dall’Europa, ma non accetterò mai di fare strategie politiche e bracci di ferro sulla pelle di persone innocenti, perché è disumano, vergognoso ed indegno di un Paese civile. L’unica cosa da fare nel caso della Sea Watch e in tutti gli altri analoghi sarebbe stata far scendere immediatamente tutte le persone a bordo, giù duramente provate, e solo dopo, negoziare con l’Europa per la loro giusta redistribuzione, senza creare situazioni a metà tra il tragico e il grottesco, tanto più se si considera che ogni giorno sbarcano decine di persone sulle nostre coste nel silenzio di Salvini, il quale necessitava solo di un capro espiatorio per distrarre l’opinione pubblica e coprire i suoi fallimenti.

Mi domando cosa siamo diventati se ci accaniamo con tanto odio contro 40 disperati colpevoli solo di essere nati dalla parte sbagliata della Terra e di essersi salvati da un naufragio, calpestando così la nostra e la loro umanità e dignità. Io davvero non so cos’altro avrebbe potuto fare la capitana della nave, in quale altro porto avrebbe potuto attraccare se la Libia non è sicura, la Tunisia tende a rimandare le persone in Libia, Malta non ha risposto alle chiamate, mentre la Spagna e la Grecia erano troppo lontane.

Sinceramente mi chiedo cosa avremmo fatto noi al suo posto e faccio davvero fatica ad immaginare una soluzione alternativa a quella scelta da lei, in quanto è indubbio che le leggi dello Stato vadano rispettate ma se sono in contrasto con la giustizia, la morale e il senso di umanità non possono essere accettate supinamente, come c’insegna anche l’Antigone di Sofocle.
Altrimenti nessuno si sarebbe ribellato al nazismo e al fascismo, nessuno avrebbe aiutato gli Ebrei durante il Secondo Conflitto Mondiale e non ci sarebbero stati neppure Schindler, Perlasca ed altri. Perché in fondo anche le leggi razziali del 1938 e quelle di Norimberga erano leggi dello Stato.
Certo a qualcuno il paragone sembrerà eccessivo, ma il principio alla base è lo stesso, perché, come sosteneva Brecht “quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere” e bisogna prendere una posizione, non lavarsene le mani come Ponzio Pilato.

Senza calcolare che si potrebbe anche configurare un contrasto tra la normativa di diritto internazionale, cui bisogna attenersi, e le leggi italiane e che, se così fosse, alle seconde non si potrebbe obbedire non solo per ragioni morali, ma proprio per applicare le prime.

Questa assurda criminalizzazione delle Ong deve cessare, anche perché nessuna indagine svolta ha riportato alla luce condotte sbagliate, pertanto le si accusa sul nulla, sulla base di illazioni infondate, solo per screditarle a prescindere, alimentando una cieca e bestiale ordalia che ha raggiunto il culmine negli insulti sessisti indirizzati alla capitana Carola Rackete al suo sbarco a Lampedusa.

Questo non è il Paese che voglio, dove in futuro far crescere serenamente i miei figli, tutto questo clima di odio ed intolleranza non può appartenerci e mi auguro che tutti possiamo renderci conto che non c’è nulla di più importante della vita e della dignità delle persone, prima che sia troppo tardi, perché qui la posta in gioco è davvero molto alta: si tratta, infatti, della nostra anima e della nostra umanità.

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