Riflessioni post voto

 

Ho sempre pensato che le analisi più efficaci fossero quelle fatte a mente fredda, quando si riesce a ragionare più lucidamente, perciò ho lasciato passare un po’ di tempo prima di scrivere queste mie brevi riflessioni post voto sulle elezioni dello scorso 4 marzo.

La nostra proposta, quella di Liberi e Uguali, purtroppo non ha convinto, scendendo al di sotto di quelle che erano le nostre aspettative per una serie di motivi che provo a spiegare, partendo dal mio punto di vista.

Sicuramente abbiamo avuto troppo poco tempo a disposizione, LeU ha visto la luce ai primi di dicembre e in tre mesi è stato molto complicato anche solo far conoscere il simbolo alle persone, figuriamoci veicolarne le idee e il programma.

Probabilmente ci sarebbe voluta una maggiore sinergia, pure a livello organizzativo, tra i tre partiti della lista, apparsi troppo spesso ancora come tre entità distinte e separate, mentre si sarebbe dovuta trasmettere un’idea di maggior unità e coesione, di intenti e di metodi.

Siamo poi stati spesso percepiti come un’appendice, una propaggine del PD, allontanatasi solo momentaneamente, ma pronta a ritornare in seno ad esso subito dopo le elezioni. L’obiezione che mi sono sentita fare di più in questa campagna elettorale è stata questa: “Si, ok, io vi voterei pure, ma per fare cosa? Tanto già si sa che poi, dopo il voto, voi ritornerete nel PD o farete un’alleanza con i dem, quindi a che pro? Meglio andare sul sicuro e dare il voto ai 5S a questo punto, così non rischiamo”.

Nonostante fossimo alternativi in quasi tutto al PD con il nostro programma, non siamo stati capaci di marcare sufficientemente questa discontinuità, non siamo stati in grado di farla comprendere e siamo perciò stati avvertiti come parte integrante di quel sistema che gli elettori volevano abbattere definitivamente.

E questo perché avremmo dovuto essere più coraggiosi, più radicali nelle scelte e mostrare più discontinuità soprattutto nei metodi, specie nella composizione delle liste, dove il ricorso alle pluricandidature, da noi molto stigmatizzate durante la battaglia in Parlamento contro il Rosatellum, ci ha tolto freschezza, slancio e credibilità, apparendo come una mera operazione di conservazione di un ceto politico distante dai cittadini.

Per fare un’analisi in maniera più ampia non posso non sottolineare che la nostra crisi si colloca nell’alveo di quella del PD, non è infatti un caso che dove quest’ultimo è andato meglio anche noi abbiamo ottenuto un migliore risultato, mentre dove è crollato siamo stati molto bassi pure noi.

Gli errori del PD purtroppo li avevamo intuiti e sono consistiti soprattutto nello snaturarsi, nell’allontanarsi dal suo elettorato naturale spesso per inseguire la destra sul suo stesso terreno, con conseguenze disastrose per tutta la Sinistra in Italia.

Basti pensare, giusto per fare qualche esempio, al Job’s act, all’abolizione dell’articolo 18, alla Buona Scuola, alla Riforma Costituzionale e al Rosatellum, che hanno inesorabilmente allontanato gli elettori. è mancato l’ascolto dell’elettorato e delle sue istanze, si è rotta la connessione con i territori per inseguire sterili posizioni di potere.

Le fasce più deboli sono state abbandonate a se stesse e non si sono sentite più rappresentate, si è dimenticata la questione sociale e il tema fondamentale della disuguaglianza, perciò il M5S ha trionfato fra gli operai di molte fabbriche, come l’Ilva di Taranto.

La lotta contro le disuguaglianze avrebbe invece dovuto essere per tutta la sinistra la madre di tutte battaglie, perché, come confermano i dati Oxfam, nel nostro Paese la situazione è gravissima: su 28 Paesi dell’UE l’Italia è 20esima per le disuguaglianze, mentre il 66% di tutta la ricchezza nazionale si concentra nelle mani del 20% della popolazione.

Allora da cosa si deve ripartire per ricostruire la Sinistra in Italia? Provo a dare qualche risposta in maniera molto sommessa e senza la presunzione di avere la verità in tasca.

Innanzitutto da una forte discontinuità, soprattutto nei metodi, favorendo maggior partecipazione e collegialità, perché abbiamo visto quanti danni possa fare l’uomo solo al comando e qualsiasi proposta potrà funzionare solo se alla base c’è un progetto collettivo e condiviso, capace di suscitare passione ed entusiasmo.

E’ poi necessario non disperdere quanto fatto con LeU in questi mesi e lo dico chiaramente: dall’idea di costruire un soggetto unitario della Sinistra non si recede, non si torna indietro, perché agire diversamente sarebbe un suicidio politico.

Allo stesso modo voglio aggiungere che al momento non vedo nessuna possibilità di dialogo con il PD, perché da molti suoi esponenti ho sentito solo discorsi auto-assolutori, nessuno che avesse ammesso, neanche per sbaglio, di aver commesso degli errori, di voler invertire la rotta, nulla di nulla.

Pensano di poter risolvere tutto dicendo che torneranno a stare tra la gente, ad organizzare le Feste de L’Unità, ma per dire che cosa alle persone, per offrire quale progetto? Che tipo di prospettiva al Paese? Questo non è dato saperlo, perciò mi sembra che lì dentro si voglia semplicemente tirare a campare, rimuovendo le cause della sconfitta senza averne fatto un’analisi adeguata.

E poi lasciatemi fare un’ultima osservazione su questo punto: per cambiare davvero le cose anche nel PD sarebbe necessaria una discontinuità radicale pure della classe dirigente, perché diciamoci la verità, voi vi fareste operare di nuovo da un medico che vi ha tolto il rene sano al posto di quello malato? Io sinceramente no e allora come può portare avanti un cambiamento chi fino ad ora ha dimostrato di essere stato sempre attaccato a vecchie logiche, collezionando una serie di fallimenti?

Tornando alle questioni di casa nostra e a come si possa provare a ricostruire la Sinistra, aggiungerei che tre dovrebbero essere per noi i temi cardine della nostra battaglia politica: in primis la questione sociale, declinata nel senso di lotta alle disuguaglianze in tutti i settori, dal lavoro alla tassazione, dalla sanità alla scuola; la questione morale, la cui importanza era stata già ampiamente compresa da Enrico Berlinguer ed è senza dubbio urgentissima in un Paese come il nostro, dove la piaga della corruzione in tutti settori è gravissima; l’atavica questione meridionale, di cui lo scorso Governo si è quasi del tutto disinteressato, come dimostrano le altissime percentuali raggiunte dai 5S, quasi il 50%, in tutte le regioni meridionali.

Prima di concludere voglio dedicare giusto qualche riga alla formazione del prossimo Governo, senza tediarvi troppo. Io penso che noi di LeU dovremmo confrontarci con il M5S partendo dai temi, nel merito, come hanno evidenziato alcuni dei nostri esponenti nazionali, tra cui Speranza, D’Alema, Fratoianni e Fassina, per citarne alcuni, e ho questa convinzione soprattutto per due motivi.

In primis, perché credo sia fondamentale evitare si sviluppino convergenze dei 5S con la Lega, forza razzista, xenofoba e retriva, perciò realmente pericolosa, considerando un eventuale Governo sovranista  M5S-Lega molto negativo per il nostro Paese, e poi per il fatto che molti voti presi dai 5S in quest’ultima tornata elettorale provengono dall’area del centro-sinistra.

Se infatti si guardano i flussi elettorali si può notare che dalle elezioni europee del 2014 a quelle dello scorso 4 marzo ben 1 milione e 800000 voti circa sono passati dal PD al M5S e questo è un dato da non ignorare assolutamente.

Cosi come credo sia altrettanto vero che su alcuni temi, specie di natura sociale, si possano trovare delle convergenze con i 5S: il reddito di cittadinanza, che era una battaglia nostra, come reddito minimo garantito, poi erroneamente abbandonata, essendo presenti misure di sostegno al reddito in tutta Europa, tranne da noi e in Grecia; la tutela dell’ambiente e la green economy; l’abolizione della Buona Scuola e del Job’s act; il ripristino dell’articolo 18; la lotta senza quartiere alla corruzione.

Aggiungo che non condivido affatto l’atteggiamento da Aventino tenuto dal PD, anche perché vorrei ricordare che se siamo in questa situazione di ingovernabilità molte responsabilità sono da attribuire ad una legge elettorale pessima, il Rosatellum, fortemente voluta ed ideata dai dem, i quali ora perciò non si possono chiamare fuori dai giochi, lavarsene le mani come se niente fosse e non fare nulla per uscire da una situazione di stallo in cui hanno enormi responsabilità.

Mettersi in disparte, seguendo la logica del “tanto peggio tanto meglio” credo sia da irresponsabili e, allo stesso modo, mi sorprende che molti dirigenti nazionali del PD siano adesso così riluttanti a cercare convergenze con i 5S e a ragionare su un eventuale appoggio esterno sui temi, mentre non li ho sentiti dire una sola parola né ai tempi del patto del Nazareno e né quando il PD ha governato, nell’ordine, con Berlusconi, Verdini e Alfano. All’epoca non contava forse il parere degli iscritti? E per quale motivo allora nessuno pose la questione?

Forse perché molti nel PD sperano in un accordo Lega/M5S per gridare poi al fallimento, evidenziando ancora una volta di non avere affatto a cuore l’interesse dell’Italia, ma di voler continuare a pensare ai loro meschini interessi di bottega, mentre, a mio avviso, è davvero impensabile credere di poter ricostruire la Sinistra sulle macerie del Paese, oltre che pericolosamente irresponsabile e miope rispetto alla gravità della situazione sociale attuale.

Ora, invece, a mio parere, è tempo di pensare esclusivamente al bene e agli interessi dei cittadini, cercando di dare risposte concrete allo loro istanze, questa è la conditio sine qua non per ricostruire il campo della Sinistra in Italia.

Il resto, i tatticismi, i teatrini, le mere logiche di spartizione di potere con le relative clientele, ormai hanno fatto il loro tempo, come ci ha evidenziato il voto del 4 marzo, rispetto al quale è perciò indispensabile un cambio di rotta radicale, le cui modalità ho tentato di illustrare dal mio punto di vista in questo breve contributo alla discussione.

Spero di non avervi tediato troppo e che vorrete arricchire con aggiunte, proposte e critiche queste mie riflessioni, il cui scopo era anche essere da pungolo ad una discussione, considerando che il confronto e lo scambio di idee sono il sale della democrazia.

Buona lettura a tutte/i.

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