Consigli di lettura/La politica generativa

 

La politica generativa. Pratiche di comunità nel laboratorio Puglia è il libro che Guglielmo Minervini ha scritto poco tempo prima di lasciarci e si può considerare a tutti gli effetti il suo testamento spirituale.

Il suo saggio presenta  tre parti: la prima racchiude, divisi in tanti paragrafetti concisi ed essenziali, il suo pensiero politico e le sue idee; la seconda è un’intervista rilasciata nel 2015 al giornalista Alessandro Leogrande sull’esperienza del governo regionale, della “Primavera pugliese”, durante la quale fu assessore per due mandati, dal 2005 al 2015; infine la terza è un’appendice contenente la documentazione relativa a “Bollenti Spiriti”, uno dei progetti più riusciti dell’assessorato alle Politiche giovanili degli ultimi anni.

La prima parte si concentra su alcuni concetti fondamentali del pensiero politico-sociale di Minervini: il rispetto dell’ambiente, partendo dal locale fino ad arrivare al globale, in un’ottica transcalare, soffermandosi sulla necessità di sviluppare una coscienza ecologica; la crisi dei partiti tradizionali, sempre più distanti dalle necessità della gente e troppo chiusi in se stessi e in uno sterile esercizio di potere; la democrazia partecipativa, nella quale i cittadini siano realmente coinvolti, unico rimedio all’anti-politica dilagante e all’astensionismo sempre più in crescita.

Ed è soprattutto su quest’ultimo punto che intendo fermarmi, perché ritengo sia proprio il focus del pensiero di Guglielmo Minervini, che sull’idea di democrazia partecipativa ha fondato gran parte della sua azione politica. In un’epoca come la nostra, di grande crisi di partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese, di astensionismo galoppante e di disinteresse per la cosa pubblica, specie fra i miei coetanei, sempre più disillusi e demotivati, una partecipazione diretta ai processi decisionali appare infatti quanto più necessaria e fondamentale per la democrazia.

Da questo punto di vista Minervini è stato molto lungimirante, si può senza dubbio considerare un precursore, dato che, nell’ambito del suo assessorato alle Politiche Giovanili, è riuscito ad innescare efficaci pratiche di comunità, divenute poi paradigmatiche in campo nazionale, basate sulla centralità dei cittadini, sul confronto fra tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo del territorio, di cui vengono recepite le varie istanze, e sull’idea che il dialogo, lo scambio fra le diverse posizioni non sia mai una perdita di tempo, ma sempre un arricchimento reciproco, nell’ottica di una politica che metta al centro le persone e i loro bisogni, prima di qualunque altro calcolo utilitaristico.

L’applicazione pratica del pensiero di Minervini è evidente nei suoi dieci anni di governo regionale, raccontati appunto nella seconda parte del saggio, sotto forma d’intervista nella quale ripercorre tutta la sua esperienza della “primavera pugliese”, periodo di rinascita politica e culturale della Puglia, dopo i fallimenti del governo Fitto.

Nel ripercorrere quelle vicende l’ex assessore regionale evidenzia anche i motivi che misero poi in crisi quell’esperienza, dovuti alla volontà dell’allora Presidente, Nichi Vendola, di candidarsi a leader nazionale, ponendo così il governo regionale in secondo piano e causando un allontanamento di molti cittadini, che avevano vissuto quegli anni con grandi speranze ed entusiasmo.

Infine, altrettanto interessante, appare l’ultima parte, l’appendice, dedicata a “Bollenti Spiriti”, che presenta significativi esempi di progetti realizzati e molto ben riusciti, senza dubbio utili modelli anche per altre amministrazioni regionali.

Un saggio quindi di alta politica, capace di far riflettere su alcune questioni fondamentali, perciò da leggere assolutamente, perché se è vero che l’impegno politico deve tradursi in azioni concrete, pratiche, è altresì innegabile che nessun’azione è realmente efficace se non è preceduta da una riflessione profonda, condivisa e partecipata.

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