Consigli di lettura/ Gli amanti di Bisanzio

 

Gli amanti di Bisanzio di Mika Waltari è un affresco magistrale di Costantinopoli, ultimo baluardo dell’Impero Romano d’Oriente, alla vigilia della sua caduta dopo secoli di storia gloriosa.

Le vicende del romanzo sono incentrate sugli ultimi 6 mesi di vita di Costantinopoli, conquistata dagli Ottomani del Sultano Maometto II il 29 maggio 1453, data della caduta dell’Impero Romano d’Oriente, che quindi rimase in vita circa un millennio in più rispetto a quello d’Occidente.

La caduta della città, che segnò quindi anche la cesura di un’epoca, ci viene descritta attraverso lo sguardo partecipe e commosso di Johannes Angelos, protagonista del libro, nonché discendente della stirpe dei Paleologhi, da secoli insediati sul trono imperiale, accorso in difesa di Costantinopoli assediata dai Turchi ed intenzionato a morire sui suoi bastioni, essendo consapevole fin dall’inizio della sua ineluttabile fine.

Tuttavia Johannes Angelos non ha fatto i conti con le sorprese che il destino talvolta riserba: accade infatti che, in maniera del tutto casuale e ineluttabile, si innamori, ricambiato, di Anna Notaras, bellissima figlia del megaduca Luca Notaras, secondo uomo più importante dell’impero, vivendo con lei una storia tormentata, appassionata e controversa, il cui tragico epilogo aleggia fin dal loro primo incontro.

Il sentimento che li lega è infatti complesso, difficile, in quanto entrambi hanno personalità molto forti ed idee differenti, spesso opposte e ciò li porta inevitabilmente ad allontanarsi, a farsi del male, a sfuggirsi e poi a cercarsi inesorabilmente, come se una forza oscura, misteriosa li allontanasse e, contemporaneamente, li spingesse però sempre a ritrovarsi, nell’ottica del classico Odi et amo di catulliana memoria.

Le loro menti sono spesso distanti e questo li spinge spesso a ferirsi, a dirsi cose terribili, delle quali poi si pentono, ma i loro corpi, al contrario, si intendono a meraviglia, perciò alla fine sarà il sentimento a prevalere, al di là delle differenze, dei pregiudizi e delle diffidenze reciproche.

E’ l’eterna sfida tra ragione e sentimento, fra eros e logos, fra la fredda razionalità che li spingerebbe a non cercarsi più e l’ineluttabile forza dell’amore, la quale, quasi come una condanna a cui sembrano non poter sfuggire, li riunisce senza possibilità di scampo, trascendendo ogni loro controllo, per citare il Visconte di Valmont de Le relazioni pericolose.

Il crollo di Costantinopoli non è solo la rovina di una singola città, ma molto di più: è la fine di un impero millenario, baluardo della cultura greca, porta fra Oriente ed Occidente, avamposto di difesa contro l’avanzata degli Ottomani. Per Johannes Angelos è la distruzione dell’età di Dio, che viene soppiantata da quella dell’uomo, incarnata perfettamente dal sultano Maometto II, incurante di ogni legge umana e divina, unico Dio di se stesso, mosso solo dalla brama di potere e dall’ambizione smisurata.

Molto ben delineati anche i personaggi principali: Johannes Angelos in primis, continuamente diviso fra essere e dover essere, sempre pieno di dubbi ed incertezze, tipici della condizione umana, così fragile e così forte allo stesso tempo, capace di rinunciare a tutto e alla vita stessa, pur di restare fedele ai suoi ideali e alla sua coscienza continuamente tormentata; Anna Notaras, greca fino al midollo, convinta delle proprie verità, la quale vacilla solo davanti all’amore di Johannes, cosicchè, quando, dopo aver tentato invano di convincerlo a salvarsi per vivere insieme, capirà che la sua è una battaglia persa, non potrà fare altro che decidere di morire con lui, dimostrando grande fierezza e dignità; il megaduca Luca Notaras, padre di Anna, politico avveduto e machiavellico, incapace di perdonare al suo imperatore, Costantino XI, l’unione ritrovata con la Chiesa latina, vissuta come un tradimento, al punto tale da fargli preferire “il turbante del turco alla mitria papale”; Maometto II, accecato dal desiderio di potere e conquista, sovrano spietato, pronto a calpestare qualsiasi legge sia d’intralcio ai suoi piani, come ha ben compreso Johannes, un tempo al suo servizio e allontanatosi per non essere costretto a celebrarne il trionfo e i deliri di onnipotenza.

Un romanzo di grande profondità, che mescola inestricabilmente macro-storia e micro-storia, soffermandosi sulla caduta di tutta un’epoca, sulla crisi di una civiltà millenaria, come quella bizantina e, contemporaneamente, indagando i grandi temi della condizione umana, scavando negli abissi più profondi dell’animo, senza tuttavia dare  risposte definitive, ma lasciando le porte aperte a più soluzioni e verità, nel rispetto della molteplicità dei punti di vista.

Un romanzo insomma la cui lettura non può lasciare indifferenti, perciò sicuramente da leggere.

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