Precariato. ADAM, si organizzi un tavolo tecnico per la stabilizzazione della II fascia

 

ADAM – Fin dallo scorso anno l’Associazione ADAM è tra i soggetti più attivamente coinvolti nella lotta contro la legge 107 (la cosiddetta “Buona Scuola”): il Direttivo di ADAM non può quindi che esprimere soddisfazione per la fine degli incarichi della Ministra Stefania Giannini e del Sottosegretario Davide Faraone, che si sono resi responsabili di una riforma quanto mai discutibile.

Al contempo ADAM accoglie con interesse la volontà di cambiare rotta espressa dalla nuova Ministra, sen. Valeria Fedeli, la quale afferma di essere pronta a riattivare il confronto fra Viale Trastevere e il mondo della scuola. Un confronto che tuttavia – è bene sottolinearlo – fino a questo momento ha interessato esclusivamente i Sindacati, i quali non sempre sono portatori delle emergenti preoccupazioni e criticità che attanagliano i docenti abilitati iscritti alla seconda fascia delle graduatorie di istituto: anzi i recentissimi accordi intercorsi tra Ministro e Sindacati, incentrati sul piano di mobilità per il prossimo anno scolastico e sulle quote di cattedre da destinare alle nuove assunzioni, rischiano di condizionare in negativo le vite di coloro che lavorano come docenti precari, e di non correggere minimamente le storture introdotte dalla “Buona Scuola”.

Il piano di assunzioni decretato dalla legge 107, come più volte rimarcato dalla nostra Associazione, è sotto molti aspetti incostituzionale, oltre che discriminatorio: gli abilitati TFA, pur avendo condiviso i percorsi formativi con i “congelati” ammessi alle vecchie SSIS, sono stati esclusi da qualunque percorso di stabilizzazione diretta; in altre parole la legge 107 ha negato l’applicazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione nei confronti di abilitati che hanno sostenuto percorsi di valore “concorsuale”, privandoli del diritto all’assunzione. Anche e soprattutto in questo ambito la nuova Ministra è chiamata ad una reale “correzione di rotta”: e di certo i Sindacati non sono l’unico interlocutore possibile a questo riguardo.

Oggi non solo gli abilitati di seconda fascia sono stati esclusi dal piano assunzionale, ma vivono una situazione lavorativa drammaticamente modificata:
Dalla mobilità straordinaria 2016, che ha di fatto saturato una fetta importante dei posti vacanti e disponibili nel Sud Italia;
Dal Concorsone 2016, che ha stabilito un ordine di ingresso in ruolo da parte degli abilitati inderogabile, premiando col diritto all’assunzione coloro i quali hanno superato le prove;
Dalla nuova mobilità prevista nel 2017, che complicherà ulteriormente la situazione dei posti disponibili per l’assunzione al Sud;
Dalla proposta di trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che ridurrebbe drasticamente le assegnazioni di incarichi di supplenza.

Si delinea quindi sempre più l’incertezza sul futuro lavorativo di chi è ancora precario: il rientro dei “nastrini rossi” il prossimo anno di fatto annullerà molte cattedre al Sud, lasciando diversi abilitati, tra cui vincitori di concorso e non, di fatto senza una cattedra. A tutto ciò si aggiunge una preoccupante mancanza di chiarezza da parte del MIUR sui numeri dei pensionamenti per i prossimi anni, e quindi sulle cattedre che risulteranno effettivamente disponibili.

Appare chiaro che la situazione attuale dipenda soltanto dalle scelte del MIUR, che ha permesso negli ultimi 15 anni a tanti docenti di lavorare nella propria terra su cattedre di fatto, poi li ha indotti ad accettare un incarico fuori sede per ottenere un contratto a tempo indeterminato. Oggi il MIUR soccombe sotto il peso delle pressioni sindacali, che forti dei diritti dei lavoratori a tempo indeterminato, chiedono il rientro immediato di questi docenti nella loro terra di origine.

E’ giusto però ricordare, sial al MIUR che ai Sindacati (USB compreso), a riguardo della proposata prereferendaria (e probabilmente propagandistica) della maggioranza di governo di trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che l’aumento dei posti di ruolo si realizza anticipando o favorendo il turn over e diminuendo il numero degli alunni nelle classi troppo affollate e non ‘’solo’’ attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, ovvero sottraendo posti di lavoro ai precari per favorire il rientro dei docenti in mobilità. Tale proposta, che considerata nell’ottica ampia di ridurre il precariato non e’ del tutto malvagia, andrebbe infatti migliorata e, nel caso, attuata con una programmazione seria e graduale che consentisse ai precari di continuare a lavorare sulle supplenze per un certo periodo fino alla attuazione del nuovo sistema di reclutamento e funzionerebbe solo se tutti gli abilitati avessero diritto, nel tempo e con una programmazione seria, alla stabilizzazione nei ruoli. Altrimenti si rischierebbe di annullare il precariato semplicemente eliminando i precari.

Infatti i docenti precari e i vincitori di concorso sono in attesa di una stabilizzazione e le loro problematiche non sono secondarie rispetto a quelle dei docenti già in ruolo: questo in particolar modo se si considerano tutte le discriminazioni già perpetrate dal MIUR ai danni degli abilitati e mai sanate con l’inserimento in GaE.

Per questi motivi riteniamo di estrema importanza che il MIUR si attivi subito per organizzare un nuovo tavolo tecnico e convochi tutte le sigle dei docenti abilitati della seconda fascia.

Direttivo nazionale ADAM

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