Consigli di lettura/La prigioniera del silenzio

 

La prigioniera del silenzio è il secondo romanzo che leggo di Valeria Montaldi, dopo Il signore del falco e, come il primo, non ha tradito le mie aspettative. La vicenda si snoda su due piani temporali: il 1327 e il 1348, in una Venezia che è allo stesso tempo vivace e piena di stimoli, ma anche cupa e misteriosa.

Nel 1327 il racconto ha al centro due donne, diametralmente opposte per posizione sociale: una è Giulia Bondimier, ricca patrizia veneziana, la quale vive un amore sventurato e difficile, a causa dei pregiudizi dell’epoca,  per l’ebreo Samuel Macalia, setaiolo lucchese, destinato a sfociare in una gravidanza indesiderata; l’altra è l’umile Nicoleta, stuprata tra i vicoli veneziani da un uomo che aveva rifiutato e anche lei rimasta sfortunatamente incinta.

La vicenda poi fa un salto temporale di vent’anni, fino ad arrivare al 1348: in una Venezia sconvolta dalla più terribile epidemia di peste nera che la storia abbia mai conosciuto, ritroviamo le due protagoniste le quali, pur profondamente segnate e condizionate dagli eventi che hanno irrimediabilmente cambiato le loro esistenze vent’anni prima, hanno cercato faticosamente di rimettere in piedi i cocci della propria vita.

Giulia, infatti, è ora una badessa di uno dei più importanti monasteri di Venezia e spia da lontano i figli nati dalla sua gravidanza, dopo essere riuscita a rintracciare  le famiglie che li hanno presi in adozione, mentre Nicoleta è sposata a Giorgione, un noto sarto della Terraferma, ed ha abbandonato la città natia per sfuggire ai troppi dolorosi ricordi legati a quel figlio da cui ha dovuto separarsi subito dopo la nascita.

Le cose tuttavia non stanno affatto come sembrano e la vita, si sa, spesso offre un’altra possibilità, cosicchè gli eventi prenderanno per entrambe una piega inattesa, rompendo quel muro di silenzio e quell’esilio o isolamento forzato al quale loro due sembravano ormai essere condannate per il resto dei loro giorni.

Un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena, con al centro due donne coraggiose, che diventano paradigma di tutte le donne dell’epoca, destinate a lottare molto più duramente per i loro diritti in una società fortemente patriarcale e maschilista.

Un libro che mostra come i pregiudizi verso il “diverso”, verso l’ ”altro” possano causare solo conflitti, sofferenza e dolore e che cerca di dare anche una soluzione, l’unica praticabile: il dialogo, il confronto e la capacità di osservare le cose da un altro punto di vista, diverso rispetto al proprio. Da leggere assolutamente

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