Consigli di lettura/Il facilitatore

Qualche mese fa ho assistito alla presentazione de Il facilitatore, di Sergio Rizzoall’Auditorium Santa Chiara e mi ha subito colpita, tanto che quella sera stessa decisi di acquistare il libro, che ho poi avuto modo di leggere nelle scorse settimane. La mia prima impressione si è quindi rivelata esatta, perché il romanzo è molto interessante nella sua disarmante verità e causticità. Al centro della vicenda c’è Adolfo Ramelli, il facilitatore appunto, sorta di faccendiere factotum, il quale da giornalista di belle speranze, in gioventù, si lascia purtroppo facilmente corrompere da un industriale in cambio di un favore, iniziando così la sua ambigua e losca attività, che lo porterà a toccare con mano l’enorme corruzione presente in tutti i gangli della società italiana: dalla finanza alla politica, dalla giustizia alla Chiesa, dall’imprenditoria al giornalismo, in un crescendo quasi da girone infernale dantesco, nel quale nessuno sembra essere innocente. Adolfo si troverà allora completamente invischiato in questo sistema corrotto, degradandosi sempre di più, quasi senza rendersene conto, senza capire quando abbia perso per sempre quella purezza primigenia nel vortice di un potere che sembra divorare, come Crono con i suoi stessi figli, anche lui stesso. Arriverà ad un punto tale da essere incapace di discernere il bene dal male, o meglio, per tacitare i suoi sensi di colpa, finirà per stordire la su coscienza con la scusa del “così fan tutti”, come si evincerà dall’ultimo drammatico colloquio con la madre, che l’accuserà di aver totalmente perso il senso della vergogna, ma è davvero così? La sua anima è persa per sempre, obnubilata dalla smania di denaro, potere e successo o vi è rimasto almeno un margine di consapevolezza dei suoi errori? Naturalmente non vi svelo la risposta per non guastare la lettura, ma una cosa è certa: Adolfo Ramelli è figura complessa, piena di chiaroscuri, dominato da una frenesia del potere che finisce, come spesso infatti accade, per risucchiarlo e portargli via la parte migliore di sé, persa la quale ogni cosa cessa di avere un senso e tutto sembra diventare vano. Sergio Rizzo quindi, attraverso il suo protagonista, che incarna debolezze ed errori compiuti da tutti coloro che hanno deciso di barattare la loro libertà intellettuale ed onestà con il potere, ci porta attraverso un’Italia nella quale la piaga della corruzione rappresenta ancora il problema principale che oggi il nostro Paese deve affrontare, senza dubbio uno dei maggiori freni al suo sviluppo e alla sua crescita. Parecchie le vicende storiche presenti nel libro, nelle quali molti riconosceranno più di 40 anni di storia della nostra nazione ed alla fine, la domanda che sorge spontanea, sembra rimandare inevitabilmente ad una citazione del principe di Salina ne Il Gattopardo: “E’ necessario che tutto cambi affinchè tutto resti come prima”. Senza dubbio un racconto che è un pugno nello stomaco per il suo spietato realismo, ma che forse, proprio per questo, vale la pena di leggere.

 

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