“SCANDALO”
di
Ivan Cotroneo
“Scandalo”, commedia dolceamara in un unico atto, scritta e diretta da Ivan Cotroneo, nel weekend del 6 e 7 dicembre è andata in scena al Teatro Giordano di Foggia, registrando un enorme successo di pubblico. La vicenda è incentrata su Laura, scrittrice cinquantenne in crisi creativa, rimasta da poco vedova di Goffredo, a sua volta noto scrittore del panorama letterario e convitato di pietra, la cui presenza ingombrante aleggerà per tutta la storia.
Il deus ex machina della narrazione è però Andrea, giovane affascinante di ventisei anni, che piomba all’improvviso nella villa di Laura, perché suo marito, poco prima di morire, l’aveva assunto per sistemare la loro monumentale libreria. Tra lui e Laura ci sono ventiquattro anni di differenza, esattamente gli stessi che c’erano fra lei e Goffredo, quasi una sorta di contrappasso, ma questo non impedirà il nascere di un’appassionata relazione.
E sarà scandalo, appunto, in quanto la società con le sue convenzioni e i suoi pregiudizi, mal sopporta una storia fra una donna più matura e un uomo tanto più giovane. Come se il desiderio femminile fosse qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere e stigmatizzare. Ritenuto troppo eversivo e rivoluzionario in un contesto ancora profondamente impregnato di maschilismo e paternalismo.
Di altissimo livello tutto il cast, a cominciare da Anna Valle, che porta in scena Laura, donna apparentemente forte e in grado di controllare ogni cosa, ma in realtà fragile. Più di quanto voglia ammettere, soprattutto nel suo aver introiettato, senza neppure accorgersene, schemi e modelli di comportamento prettamente maschili. Lei, infatti, da una parte rivendica il diritto delle donne a non essere giudicate, a essere libere come gli uomini e a scegliere chi amare, ma, dall’altra, finisce poi per riprodurre quelle logiche pregiudiziali di cui lei stessa è stata vittima per quasi trent’anni.
“La sposa bambina”, questo il titolo del romanzo scritto da suo marito su di lei, ma anche il soprannome dispregiativo che la società le aveva affibbiato, giudicando il suo matrimonio frutto di calcolo, non di amore. Anni di pregiudizi, però, l’hanno profondamente segnata e amareggiata, costruendole addosso una corazza che le renderà molto difficile comprendere fino in fondo i sentimenti umani. I suoi e anche quelli degli altri.
Gianmarco Saurino interpreta Andrea e lo fa davvero in modo magistrale, considerando le molteplici sfaccettature del personaggio, che sulla scena passa con disinvoltura dal registro comico a quello drammatico, senza mai scivolare nello stucchevole e nei cliché. Non era facile rappresentare con tanta sensibilità le sue fragilità. Andrea, quando arriva alla villa, si trova nella situazione paradossale di dover sistemare una libreria senza aver mai letto un libro in vita sua, però ha una dote che colpisce subito Laura: è affamato di vita. E di conoscenza. È curioso, vuole apprendere e ci riesce anche in fretta, grazie alla sua intelligenza brillante. Lo spettatore per tutto il tempo empatizza con lui, fino al colpo di scena finale, in cui realtà e illusioni si mescolano, senza più alcuna certezza.
Orsetta De Rossi, bravissima e convincente, è Giulia, editrice cinica, amica di lungo corso di Laura e suo doppio negativo. Apparentemente, infatti, quest’ultima dissente dal suo conformismo ipocrita e dalle sue logiche improntate a considerare i libri solo una mera fonte di guadagno, ma, in realtà, in parte le assomiglia. In fondo, come lei, Laura metterà la scrittura davanti a tutto. Anche davanti alle persone. Certo, lei si giustificherà dicendo di scrivere per il suo pubblico, non per il vile denaro, ma sarà davvero così? O piuttosto non è un alibi morale dietro cui nascondersi? L’ennesimo di una commedia i cui personaggi indossano delle maschere, senza più nemmeno rendersene conto?
Angelo Tanzi riveste in maniera impeccabile il ruolo di Alberto, amico di famiglia di Laura e suo marito, innamorato da anni di lei, senza mai essere stato ricambiato. Lui è un commerciante di stoffe con velleità letterarie, tanto da aver scritto un romanzo. Neanche a dirlo, la protagonista è proprio Laura che, accortasene subito, gli impone di rimettere nel cassetto il suo libro mediocre. Alberto rappresenta il conformismo maschile in tutti i suoi aspetti più negativi, soprattutto nella sua incapacità di accettare che una donna possa essere padrona del proprio destino. E pensare liberamente con la sua testa.
Matilde Pacella interpreta con grande sensibilità Alice, la giovane domestica di Laura. Figura positiva, dolce e disincantata, il cui candore sembra quasi ricordare la Pamela di Richardson. Suo malgrado, resta coinvolta in logiche che il suo animo puro non è in grado di concepire. E da cui rimane sinceramente sconvolta e delusa.
La commedia, quindi, tratta senza tabù il tema del desiderio femminile, della parità di genere e dell’emancipazione delle donne, spesso relegate ancora al ruolo di “angeli del focolare”, rassicurante immagine di un retaggio fortemente patriarcale e maschilista. E prova ad andare oltre gli stereotipi, facendo uscire lo spettatore dalla sua comfort zone e portandolo a superare quei limiti mentali insiti in ognuno di noi. Anche se non ce ne accorgiamo. E se non l’ammetteremmo mai.
Allo stesso tempo, un’opera che, attraverso l’ironia, alla maniera oraziana del “castigat ridendo mores” spinge a riflettere sulle maschere che spesso indossiamo, mutuando un tema di pirandelliana memoria. Perché in “Scandalo” nulla è come sembra e nessuno è escluso dalle logiche manipolatorie. Forse anche a sua insaputa. Tanto da poter essere, contemporaneamente, vittima e carnefice, come spesso accade nella vita reale.
Da evidenziare pure il ruolo assunto dai libri nella narrazione: la colossale libreria di casa di Laura, infatti, si staglia sulla scena fin dall’inizio e vi rimane per tutto lo spettacolo, silenziosa coprotagonista della vicenda. I libri sono percepiti come entità vive, “mondi” per usare le parole della protagonista, che racchiudono tante storie. Ma la finzione da essi veicolata, per quanto portatrice di tanti insegnamenti, può davvero superare la realtà fino a sostituirla? L’illusione della letteratura è più potente dei sentimenti per le persone? Con una tecnica molto simile al metateatro di Plauto, Ivan Cotroneo lascia che sia lo spettatore a cercare una risposta, senza imbeccarlo, ma ponendo semplicemente il tema.
Interessante risulta anche la riflessione sulla lingua che emerge nell’opera. Per Laura, infatti, la “grammatica diventa una pura convenzione, quasi il linguaggio di un clan”. Espressione di una cerchia elitaria che la usa per sentirsi superiore agli altri. La lingua, quindi, può essere usata per fini manipolatori e, come ogni altro elemento della commedia, è rappresentata in chiaroscuro. Dipende tutto dall’uso che vogliamo farne. Niente è scontato e tutto ha sempre un duplice aspetto.
Concludendo, quindi, una commedia da vedere assolutamente, soprattutto per la sua potente capacità di far riflettere sulle molteplici pieghe dell’animo umano, senza però dare risposte univoche e definitive. E proprio per questo ancora più profonda. Perché tutte le opere migliori dovrebbero lasciare lo spettatore nel dubbio. Ed essere metafora della vita stessa.